mercoledì 1 agosto 2012

Giovannino Guareschi nel Lager di Sandbostel (Germania), 1944

















Le parole nascono ma non muoiono. Non muore niente, a questo mondo. Le parole nascono e poi, essendo più leggere dell'aria, salgono in su e arrivano fino al punto in cui il cielo finisce e comincia l'eternità. E lì ristanno.
Come se si liberassero in una stanza cento palloncini: arrivati al soffitto si fermerebbero. Così le parole nel cielo.
Lassù ci sono tutte le parole del mondo: dal grido minaccioso di Caino, all'ultimo discorso di Farinacci, alla cantilena dello straccivendolo, al canto dell'innamorato. Verba volant. Le parole volano, non si volatilizzano.

Giovannino Guareschi, Lager di Beniaminowo, 1944

sabato 21 luglio 2012

Giovanni Lindo Ferretti




















Il chiodo è ai sedentari, dove lo pianti resta inchiodato, ultima minimale derivazione edile.
Il nodo si snoda riannoda all'occorrenza, dice l'arrivo del nomade, ne certifica partenza.
Nodo e chiodo dell'uomo è la poesia. Poesia è subire la forza dell'essere combattendo.
È un'arma la parola, un'arma il tono, il ritmo. Forma e sostanza preziosa.
Deve essere forte anche quando leggera quando si fa sinuosa.
Un rapimento, un'estasi che brucia e fa silenzio intorno.
Far fiorire il deserto, fuori, dove acqua evapora.
Farlo fiorire dentro dove l'eccesso satura.
Non tanto liberare fantasia, quanto lo sforzo di penetrare realtà rivelandola, è poesia.
Tra l'immaginario e il reale c'è il senso del limite, la finitezza d'esser uomini e donne.
L'immaginario comporta espansione illusoria, un appiattimento sulla dimensione orizzontale, ben più affascinante il reale si svela se s'accetta il limite. 
Tensione tra stato di necessità e trascendenza.

Giovanni Lindo Ferretti, da Reduce 

sabato 30 giugno 2012

Foto di Rodney Smith




















The important thing is not
to imagine one ought
have something to say,
a raison d'etre, a plot for the play.
The only true teaching
subsists in watching
things moving or just colour
without comment from the scholar.
To look on is enough
in the business of love.
Casually remark
on a deer running in a park;
mention water again
always virginal,
always original,
it washes out Original Sin.
Name for the future
the everydays of nature
and without being analytic
create a great epic.
Girls in red blouses,
steps up to houses,
sunlight round gables,
gossip's young fables,
the life of a street.

O wealthy me!
O happy state!
With an inexhaustible theme
I'll die in harness,
I'll die in harness with my scheme.

Is, Patrick Kavanagh



La cosa importante non è
immaginare che si debba
avere qualcosa da dire,
una ragion d'essere, una trama per la storia.
L'unica vera lezione
consiste nel guardare
cose che si muovono o appena prendono colore
senza commenti da parte del filologo.
Stare a guardare è abbastanza
quando è questione di amore.
Come nulla fosse mettiti a osservare
il daino che corre nel parco;
accenna all'acqua, ancora una volta
sempre verginale,
sempre originale,
che il peccato originale sciacqua via.
Per il futuro metti un nome
ad ogni quotidianità della natura
e senza essere analitico
crea una grande epica.
Ragazze con le camicette rosse,
gradini che portano a casa,
raggi di sole attorno ai tetti,
le giovani frottole e le chiacchiere,
la vita di una strada.

Che ricchezza!
Che gioia!
Con un tema inesauribile
morirò con le armi in pugno,
morirò con le armi in pugno e questo progetto.

giovedì 24 maggio 2012

Venticinquesimo
















"- Il Padre che da lontano lo vide, si alzò e gli corse incontro, ed a lungo lo abbracciò: "si faccia festa..."-

La Festa, è la festa della presenza di Dio in mezzo a noi, è la commemorazione della nostra fondazione, è il ricordo della nostra ragion d'essere e la nostra ragione di essere insieme.
Dio è in noi e
d è visibile. È per questo che ci mettiamo i nostri begli ornamenti, i nostri abiti colorati...; perché assumiamo la figura del dio.
La Festa è la presenza di Dio tra di noi ed è la presenza di noi stessi a Dio. È in qualche modo l'atto d'amore, il matrimonio del popolo con Dio. Ogni matrimonio è una festa, e ogni festa è un matrimonio; il matrimonio è una sfida alla morte: unendoci faremo sprizzare una scintilla di vita, faremo uscire da questa unione un vivente che durerà oltre la nostra morte.
Rinunceremo a noi stessi per entrare nella vita eterna. La Festa vuol dire questo.

Lanza del Vasto

venerdì 27 aprile 2012

Giovanni Raboni



















Per nessuna ragione
sapendo quello che succede,
mi vorrei risvegliare in questo mondo.
Ma già pensando (pensando
di pensarlo) so anche
che non è vero, che per quanto
ignominioso sia il presente io mai
rinuncerei, potendo scegliere,
a starci, magari di sghembo
e rattrappito d'amarezza, dentro.
Forse, mi dico allora,
non è per me che parlo, è qualcun altro,
nato da poco o nascituro,
ad agitarsi nel mio sonno, a premere
da chissà dove sul mio cuore,
a impastare parole col mio fiato...

Giovanni Raboni, Per nessuna ragione

venerdì 30 marzo 2012

Vincent Van Gogh - Notte stellata sul Rodano













Ascoltate!
Se accendono le stelle,
Vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
Vuol dire che qualcuno vuole che esse siano?
Vuol dire che qualcuno chiama perle questi piccoli sputi?
E tutto trafelato,
Fra le burrasche di polvere meridiana,
Si precipita verso Dio,
Teme d'essere in ritardo,
Piange,
Gli bacia la mano nodosa,
Supplica

Che ci sia assolutamente una stella,
Giura
Che non può sopportare questa tortura senza stelle!
E poi
Cammina inquieto,
Fingendosi calmo.
Dice ad un altro:
"Ora va meglio, è vero?
Non hai più paura?
Sì?!".
Ascoltate!
Se accendono
le stelle,
Vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
Vuol dire che è indispensabile
Che ogni sera
Al di sopra dei tetti
Risplenda almeno una stella?
 
Vladimir Majakovskij, Ascoltate!
  

domenica 26 febbraio 2012

Paul Celan


















Un manufatto – è questione di mani. E quelle mani poi appartengono soltanto a un uomo, cioè a un’unica mortale creatura, la quale con la voce e con il suo silenzio cerca di aprirsi una strada. Solo mani vere scrivono poesie vere. Io non vedo alcuna differenza di principio tra una poesia e una stretta di mano. […] Le poesie, sono altresì dei doni – doni per chi sta all’erta. Doni che implicano destino. 

Paul Celan, Lettera a Hans Bender