domenica 1 febbraio 2015

Alberto Manguel

Foto di Giovanni Chiaramonte


















I miei libri erano per me trascrizioni o glosse di quest'altro immenso Libro. Miguel de Unamuno, in un sonetto, parla del Tempo, la cui sorgente si trova nel futuro; la mia vita di lettore mi dava la stessa impressione di navigare controcorrente, vivendo ciò che avevo letto. La strada sotto casa era piena di uomini maligni avviati ai loro tenebrosi affari. Il deserto, che non era lontano dalla nostra abitazione a Tel Aviv, dove vissi fino ai sei anni, era prodigioso perché sapevo che sotto le sue sabbie, proprio al dilà della strada asfaltata, era sepolta una Città di Ottone. La gelatina era una sostanza misteriosa che non avevo mai visto, ma che conoscevo dai libri di Enid Blyton, e che non si rivelò certo l'ambrosia letteraria che supponevo quando finalmente l'assaggiai. Scrissi alla nonna lontana, lamentando piccole sofferenze e pensando che mi avrebbe procurato quella stessa splendida libertà di cui godevano i miei orfani letterari quando finalmente scoprivano i loro parenti perduti; invece di consolare le mie pene, lei mandò quella lettera ai miei genitori, che trovarono le mie lamentele poco divertenti. Credevo nella stregoneria, ed ero certo che un giorno avrei goduto dei tre desideri che innumerevoli storie mi avevano insegnato a non sprecare. Ero pronto a incontrare i fantasmi e la morte, gli animali parlanti, ad andare in battaglia; macchinavo complicati piani per recarmi in quelle isole dell'avventura dove Sinbad sarebbe diventato il mio più caro amico. Solo quando, molti anni dopo, toccai per la prima volta il corpo della mia innamorata, capii che la letteratura può essere inferiore alla realtà.

da Una Storia della Lettura

mercoledì 14 gennaio 2015

Yves Klein

Yves Klein, Pigment pour (1957) e Lucio Fontana Struttura al neon (1951)
















Santa Rita da Cascia, io ti chiedo di intercedere presso Dio Padre Onnipotente perché mi accordi sempre in nome del Figlio Gesù Cristo e in nome dello Spirito Santo e della Santa Vergine Maria, la grazia di animare le mie opere perché esse divengano sempre più belle e inoltre la grazia che io scopra continuamente e regolarmente sempre nuove cose nell'arte ogni volta più belle, anche se purtroppo non sempre son degno di essere un utensile per costruire e creare della Grande Bellezza. Che tutto ciò che viene da me sia Bello. Così sia.

dall'ex voto a Santa Rita da Cascia di Yves Klein (1961)

giovedì 1 gennaio 2015

John Ronald Reuel Tolkien

Paul Klee, Strada principale e strade secondarie (1929)



















 ...la Via è unica, ed è come un grande fiume: le sue sorgenti si trovano davanti a ogni soglia, e ogni sentiero ne è l'affluente.

da Il Signore degli anelli 

venerdì 19 dicembre 2014

Giorgio Bassani

René Magritte, La riproduzione vietata (1937)



















...d'un tratto fu penetrato dalla certezza di stare delirando. Delirava, sì: e chissà da quando. Dalla mattina, dall'istante che si era svegliato, e poi, via via, lungo l'intera giornata, non aveva fatto altro che delirare. Delirava ancora. Codigoro; quei portici... Con una lucidità repentina si sorprese a chiedersi: ma lui, lui stesso, vestito da caccia, col berretto di pelo in testa, a quell'ora, sotto quei portici, ma lui chi era, veramente?

da L'airone

sabato 1 novembre 2014

Léon Bloy

Georges Rouault, L'apprendista operaio (1925)



















Quando si muore è questo che si porta con noi: le lacrime che abbiamo sparse e le lacrime che abbiamo fatto spargere, capitale di beatitudine o di spavento. E' su queste lacrime che saremo giudicati, perché lo Spirito di Dio è sempre "portato sulle acque". Uno scultore di grande talento sta compiendo in questo momento il mio busto. "Non dimenticate il solco, gli ho detto, questa grondaia sotto ognuno dei miei occhi".

dalla lettera a Georges Rouault del 2 ottobre 1904

mercoledì 8 ottobre 2014

Czesław Miłosz
















Dzień taki szczęśliwy.
Mgła opadła wcześnie, pracowałem w ogrodzie.
Kolibry przystawały nad kwiatem kaprifolium.
Nie było na ziemi rzeczy, którą chciałbym mieć.
Nie znałem nikogo, komu warto byłoby zazdrościć.
Co przydarzyło się złego, zapomniałem.
Nie wstydziłem się myśleć, że byłem kim jestem.
Nie czułem w ciele żadnego bólu.
Prostując się, widziałem niebieskie morze i żagle.

    

Un giorno così bello.
La nebbia s'è alzata presto e ho lavorato in giardino.
I colibrì si fermavano sui fiori del caprifoglio.
Non c'era cosa al mondo che volessi possedere.
Non conoscevo nessuno degno d'essere invidiato.
Qualunque torto avessi subito, l'ho dimenticato.
Pensare che una volta ero lo stesso non mi imbarazzava.
Nel corpo non sentivo alcun dolore.
Quando raddrizzavo la schiena, vedevo il mare azzurro e le vele.

Dar, Il dono

sabato 27 settembre 2014

Robert Louis Stevenson


















Non esiste alcun dovere tanto sottovalutato quanto l'essere felici. Quando siamo felici, disseminiamo il mondo di buone azioni involontarie, che rimangono sconosciute persino a noi stessi, o, quando vengono scoperte, sorprendono per primo il benefattore.
[...]
Preferisco imbattermi in un uomo o una donna felici che in un biglietto da cinque sterline. Irraggiano serenità e quando entrano in una stanza danno l'impressione che un'altra candela si sia accesa. Non ci interessa che sappiano dimostrare il quarantasettesimo teorema (di Euclide); fanno di meglio, dimostrano con i fatti il grande teorema della Vivibilità della Vita.

da In difesa dei pigri