martedì 19 febbraio 2013

Pablo Picasso, Jeune fille endormie
















Tutti vogliono capire l'arte. Ma perché la gente non cerca di capire il canto degli uccelli? Perché si ama la notte, i fiori, e tutto ciò che ci circonda senza cercare di capirli? Eppure, quando si è davanti a un quadro si pensa che è necessario capirlo. Si dovrebbe capire piuttosto, una volta per sempre, che un artista crea perché deve creare, che egli è un insignificante frammento del mondo e che non bisogna far di lui più caso di quello che si fa di ciò che nel mondo ci delizia, anche se non riusciamo a spiegarlo.

Pablo Picasso

martedì 5 febbraio 2013

Grotte di Gargas, Pirenei, 35.000 anni avanti Cristo

















Sulla terra, sulle nostre vie della terra i nostri passi cancellano i nostri passi.
Perché le vie della terra non possono conservare più strati di tracce.
Ma le vie del cielo conservano eternamente tutti gli strati di tracce
tutte le tracce di passi.

da Charles Peguy, Il portico del mistero della seconda virtù

venerdì 1 febbraio 2013

Franz Kafka



















Se il libro che stiamo leggendo non ci sveglia come un pugno che ci martelli sul cranio, perchè dunque lo leggiamo? Buon Dio, saremmo felici anche se non avessimo dei libri, e quei libri che ci rendono felici potremmo, a rigore, scriverli da noi. Ma ciò di cui abbiamo bisogno sono quei libri che ci piombano addosso come la sfortuna, che ci perturbano profondamente come la morte di qualcuno che amiamo più di noi stessi, come un suicidio. Un libro deve essere una piccozza per rompere il mare di ghiaccio che è dentro di noi.

Franz Kafka

domenica 27 gennaio 2013

Hetty Hillesum



















Di una cosa sono sempre più certa infatti: il verso di una poesia è altrettanto reale di una tessera per il formaggio o i geloni; a chi mi dice "ma tu vivi dentro un libro" rispondo: "e non è un libro tanto reale quanto un aeroplano?"

Etty Hillesum (1914 Middelburg - 1943 Auschwitz)

martedì 25 dicembre 2012

Albrecht Durer, Autoritratto con pelliccia (particolare)












Se non ti incontrerò in questa vita, almeno che senta la tua mancanza. Uno sguardo dei tuoi occhi e la mia vita sarà tua.

da Terrence Malick, La sottile linea rossa 

lunedì 17 dicembre 2012

Lucio Fontana "Concetto spaziale, attesa"
Foto di Ugo Mulas




















Dio,
tu hai scelto di farti attendere
tutto il tempo di un Avvento.
Io non amo attendere.
Non amo attendere nelle file.
Non amo attendere il mio turno.
Non amo attendere il treno.
Non amo attendere prima di giudicare.
Non amo attendere il momento opportuno.
Non amo attendere un giorno ancora.
Non amo attendere perché non ho tempo
e non vivo che nell'istante.

D'altronde tu lo sai bene,
tutto è fatto per evitarmi l'attesa:
gli abbonamenti ai mezzi di trasporto
e i self-service,
le rendite a credito
e i distributori automatici,
le foto a sviluppo istantaneo,
i telex e i terminali dei computer,
la televisione e i radiogiornali...
Non ho bisogno di attendere le notizie:
sono loro a precedermi. Oppure
posso chiedere all'oroscopo...

Ma tu Dio
tu hai scelto di farti attendere
il tempo di tutto un Avvento.
Perché tu hai fatto dell'attesa
lo spazio della conversione,
il faccia a faccia con cosa è nascosto,
l'usura che non si usura.
L'attesa, soltanto l'attesa,
l'attesa dell'attesa,
l'intimità con l'attesa che è in noi
perché solo l'attesa
desta l'attenzione
e solo l'attenzione
è capace di amare.

Tu ti sei già dato nell'attesa,
e per te, Dio,
attendere,
significa pregare.

Jean Debruynne, Attendere è pregare (Parigi 1988) 

mercoledì 21 novembre 2012

Rainer Maria Rilke















Ma i versi significano così poco, quando li si scrive in troppo giovine età! Bisognerebbe avere la forza di attendere: raccogliere in sé per tutta una vita - per tutta una vita lunga vita, possibilmente - i succhi più dolci; e solo allora, solo alla fine, riusciremmo forse a scrivere non più che dieci righe di poesia. Perché i versi non sono - come tutti ritengono - sentimenti. Di questi, si giunge rapidi a un precoce possesso.  I versi, sono esperienze. 

[...]

E anche ricordare, non basta. Occorre saper dimenticarli i ricordi, quando siano numerosi; possedere la grande pazienza d'attendere che ritornino. Perché i ricordi, in sé, non sono ancora poesia. Solo quando divengono in noi sangue, sguardo, gesto; quando non hanno più nome e più non si distinguono dall'essere nostro - solo allora può avvenire che in un attimo rarissimo di grazia dal loro folto prorompa e si levi la prima parola di un verso.

Rainer Maria Rilke, da I quaderni di Malte Laurids Brigge