domenica 26 febbraio 2012

Paul Celan




















Un manufatto – è questione di mani. E quelle mani poi appartengono soltanto a un uomo, cioè a un’unica mortale creatura, la quale con la voce e con il suo silenzio cerca di aprirsi una strada. Solo mani vere scrivono poesie vere. Io non vedo alcuna differenza di principio tra una poesia e una stretta di mano. […] Le poesie, sono altresì dei doni – doni per chi sta all’erta. Doni che implicano destino. 

Paul Celan, Lettera a Hans Bender

sabato 28 gennaio 2012

Giorgio Orelli



















Invano hai cercato di dirmi
in quale parte del bosco a me più noto
ti perdesti quel giorno d'estate;
se l'acqua sentita da poco lontano
era un fiume; sull'orlo di quale burrone
tremasti prima di scorgere un uomo
che sul tuo stesso sentiero veniva alla tua volta,
né sequestrato né sequestratore
ma nello sguardo tale
da non ispirarti fiducia, da farti anzi paura
a segno che fuggisti per altro sentiero
e fuggendo sbucasti sulla strada
dove presto ottenesti un passaggio,
l'unico chiesto in vita.
Ora non posso più chiederti di dirmi
se dove stai smarrendoti qualcuno
ti viene incontro senza spaventarti
e ti prende per mano.


Giorgio Orelli, Per zia Anna

giovedì 29 dicembre 2011

Andrej Tarkovskij sul set de Lo specchio















Secondo me quando si parla di Dio che ha fatto l'uomo a sua immagine e somiglianza, si deve intendere che la somiglianza riguarda l'essenza e questa è la creazione.
Da qui nasce la possibilità di valutazione di un'opera, della sua figuratività. In poche parole il significato dell'arte è la ricerca di Dio nell'uomo.


da Andrej Tarkovskij, Martirologio

domenica 25 dicembre 2011


Il cielo della Palestina il 25 dicembre dell'anno 6 a.C.















E se poi venisse davvero?
Se a quell'ora precisa
mentre la nebbia oppure la pioggia nera
oppure comunque le caligini il fetido l'incubo nero
della notte sopra la pianura dell'umidità
e dell'espansione economica
e l'arcipelago delle luminarie
sempre più denso verso il centro
specialmente i cinema i bar le stazioni di servizio
e poi nel cuore della città
la massima concentrazione di luci
di lusso di soldi di gioia di vizio
se nei palazzi cascine falansteri
attraverso le illusioni e i misteri
lui davvero venisse?
Che scherzo pericoloso, eh?

Perché dicono dicono ma
non ci crede più nessuno.
Il proprietario del magazzino famoso
di articoli da regalo
non ci crede, e ne ride bonario
con le clienti in visone
anche il negoziante di giocattoli
sollevato dall'andamento straordinario

degli affari nonostante la recessione.

Non ci crede il capofamiglia
né lo scapolo né il coniugato
né il vecchio zio né la figlia,
neppure la mamma sebbene
tenendoli sulle ginocchia
abbia dettato ai bambini le lettere
col presepio e il bordo dorato
destinazione Paradiso
in franchigia, senza riflettere
al rischio della mistificazione.

Non ci crede neanche don Saverio
il buon prevosto della parrocchia

non basta infatti la fede
per prendere veramente sul serio
questa antica superstizione.


E neppure ci credono i bambini
che avrebbero sufficiente ingenuità
voglia di miracoli, di fantasia

di mostri, di favole, ma
ci fu quel sorriso speciale
della mamma così ambiguo e allora
nacque in loro l'ipocrisia
per la prima volta, con la paura
tipicamente italiana
di passare per cretini.

Neanche loro dunque ci credono più
che alla mezzanotte del venti-
quattro, carico di regali
in carte d'oro e d'argento
fra un grande sbattere d'ali
(ci saranno anche gli angeli, no?)
arriva il Bambino Gesù.

E se invece venisse per davvero?
Se la preghiera, la letterina, il desiderio
espresso così, più che altro per gioco
venisse preso sul serio?
Se il regno della fiaba e del mistero
si avverasse? Se accanto al fuoco
al mattino si trovassero i doni
la bambola il revolver il treno
il micio l'orsacchiotto il leone
che nessuno di voi ha comperati?
Se la vostra bella sicurezza
nella scienza e nella dea ragione
andasse a carte quarantotto?
Con imperdonabile leggerezza
forse troppo ci siamo fidati.

E se sul serio venisse?
Silenzio! O Gesù Bambino
per favore cammina piano

nell'attraversare il salotto.
Guai se tu svegli i ragazzi,
che disastro sarebbe per noi
così colti così intelligenti
brevettati miscredenti
noi che ci crediamo chissà cosa
coi nostri atomi coi nostri razzi.
Fa' piano, Bambino, se puoi.

Dino Buzzati

venerdì 16 dicembre 2011

Andrej Tarkovskij, Sacrificio



















Ara la roccia finché dia frutto.

da Francis Thompson, La donna della visione

mercoledì 23 novembre 2011














Quand on longe les murs
on trouve un jour des hommes-portes
des hommes-fenêtres
par qui l'on voit le monde
le paysage et les autres hommes
ainsi parfois à l'infini
En passant derrière eux
on finit par suivre
sans savoir un chemin
au bout duquel peut-être
tu t'ouvriras aussi


Quando costeggi i muri
trovi un giorno degli uomini-porta
uomini-finestra
per i quali vedi il mondo
il paesaggio e gli altri uomini
così a volte all'infinito
Mettendoti dietro di loro 
va a finire che seguirai 
senza saperlo un cammino
in fondo al quale pure tu
forse ti aprirai


Jean-Pierre Lemaire

sabato 8 ottobre 2011

Il dottore cieco Alber-André Nast usa l'orecchio
al posto di uno stetoscopio.
Foto di Thomas McAvoy, Francia 1953.





















Se fai per raccoglierne il frutto, sappi che il frutto marcisce. Se fai per compiacere altrui, sappi che appassisce ogni fiore. Ma se fai per amore di bene, il tuo atto dimora nel bene, staccato dalle cose e da te. E sul punto di morte vedrai lungo le ore dei giorni la filza dei tuoi atti come ghirlande appese, e vista da quel punto, la vita parrà una festa.

Lanza del Vasto, da Giuda